Glossario
Cosa significa CPI: Certificato di Prevenzione Incendi
Dott. Luigi Ria · 28 Ottobre 2026
CPI significa Certificato di Prevenzione Incendi: è l’atto con cui il Comando dei Vigili del fuoco attesta, all’esito del controllo, la conformità dell’attività alla normativa di prevenzione incendi. Nel sistema del DPR 151/2011 il CPI in senso proprio riguarda le attività di categoria C, le più complesse: per le categorie A e B il titolo che abilita l’esercizio è la ricevuta della SCIA antincendio. Nel linguaggio corrente si dice "avere il CPI" per tutte, ma la procedura applicabile cambia, e sbagliarla significa esercitare senza titolo.
CPI in sintesi
| Acronimo | Certificato di Prevenzione Incendi |
| Riferimento | DPR 151/2011, con l’elenco delle attività soggette nell’Allegato I |
| Chi lo rilascia | Il Comando provinciale dei Vigili del fuoco, a seguito del controllo |
| A chi serve | Alle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, in particolare quelle di categoria C |
| Categoria A | Nessuna valutazione preventiva del progetto: si presenta direttamente la SCIA antincendio a lavori conclusi |
| Categoria B | Valutazione del progetto da parte del Comando, poi SCIA a lavori conclusi |
| Categoria C | Valutazione del progetto, SCIA e controllo dei Vigili del fuoco con rilascio del CPI |
| Durata | Il titolo va mantenuto con l’attestazione di rinnovo periodico: ogni 5 anni, 10 per alcune attività a minore complessità individuate dalla normativa |
Perché il CPI non basta e non sostituisce il DVR
È l’equivoco più costoso in materia antincendio. Il CPI e la SCIA attestano che l’edificio e gli impianti sono conformi alla regola tecnica. Non dicono nulla su come l’azienda gestisce la sicurezza antincendio giorno per giorno: la valutazione del rischio di incendio, il piano di emergenza, la designazione e la formazione degli addetti, il registro dei controlli e le prove di evacuazione restano obblighi autonomi del D.Lgs 81/2008 e dei decreti del settembre 2021.
Il secondo errore ricorrente riguarda le modifiche: un ampliamento, un cambio di layout che tocca compartimentazioni o vie di esodo, un aumento dei quantitativi stoccati, una nuova centrale termica o un impianto fotovoltaico in copertura possono rendere necessario l’aggiornamento del titolo. Una modifica rilevante non comunicata equivale, per la parte variata, ad attività priva di titolo.
📌 Da ricordare: la scadenza più dimenticata in assoluto è l’attestazione di rinnovo periodico. Non arriva alcun avviso: va messa in scadenzario insieme a formazione e manutenzioni, con un preavviso di qualche mese, perché richiede perizie e asseverazioni che non si ottengono in una settimana.
Domande rapide
Come faccio a sapere se la mia attività è soggetta?
Si verifica voce per voce sull’Allegato I del DPR 151/2011, che individua le attività per tipologia e soglia dimensionale. Attenzione: un’attività può essere soggetta per un solo elemento accessorio — una centrale termica sopra soglia, un deposito, un gruppo elettrogeno — anche quando l’attività principale non lo è.
Posso aprire subito dopo aver presentato la SCIA?
Sì: la presentazione della SCIA antincendio, completa delle asseverazioni e delle certificazioni richieste, consente l’avvio dell’attività. I controlli dei Vigili del fuoco intervengono successivamente, e sono obbligatori per la categoria C.
Ho perso le certificazioni degli impianti: è un problema?
Sì, ed è la difficoltà più frequente nelle regolarizzazioni. Dichiarazioni di corretta installazione, certificazioni dei prodotti e omologazioni sono parte integrante del fascicolo: ricostruirle a posteriori, per impianti installati anni prima, è spesso più oneroso della pratica stessa.
Per approfondire
Le attività soggette e le procedure: CPI, SCIA e attività soggette. La valutazione del rischio: valutazione del rischio incendio secondo i decreti 2021. L’emergenza: piano di emergenza ed evacuazione.
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