Perizie Legali

Infortunio sul lavoro: cosa fare nelle prime 24 ore (guida pratica)

Dott. Luigi Ria · 15 Giugno 2026

Un infortunio sul lavoro è sempre un evento traumatico, non solo dal punto di vista fisico ma anche emotivo, economico e legale. Nelle prime 24 ore dopo l’evento si gettano le basi di tutto ciò che verrà dopo: il riconoscimento dell’indennità INAIL, l’eventuale risarcimento del danno differenziale, la possibilità di dimostrare in giudizio le responsabilità del datore di lavoro. Errori, omissioni o tempi sbagliati in questa fase iniziale possono compromettere in modo irreversibile la tutela dei diritti del lavoratore.

Questa guida è pensata per il lavoratore infortunato, per i suoi familiari e per i professionisti (avvocati, patronati, sindacati) che si trovano ad assistere chi ha subito un infortunio. Vengono illustrati in modo operativo i passaggi da compiere nelle prime 24 ore, gli adempimenti del datore di lavoro, gli errori da evitare e quando è opportuno rivolgersi a un consulente tecnico specializzato.

Indice dei contenuti

Cos’è un infortunio sul lavoro

Ai sensi del DPR 1124/1965 (Testo Unico INAIL), per infortunio sul lavoro si intende ogni evento avvenuto per causa violenta, in occasione di lavoro, da cui derivi:

  • La morte del lavoratore
  • Un’inabilità permanente al lavoro (totale o parziale)
  • Un’inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di 3 giorni

I tre elementi costitutivi sono fondamentali:

  1. Causa violenta: un fattore esterno, rapido e concentrato nel tempo che agisce sull’organismo (urto, caduta, ustione, taglio, esposizione tossica acuta)
  2. Occasione di lavoro: un nesso causale, anche indiretto, tra l’evento e l’attività lavorativa
  3. Lesione: un danno effettivo all’integrità psicofisica del lavoratore

📌 Infortunio in itinere: rientra nella tutela INAIL anche l’infortunio occorso nel percorso casa-lavoro-casa, durante la pausa pasto fuori sede e nei tragitti tra più sedi di lavoro nella stessa giornata. È riconosciuto se sussiste il nesso con l’attività lavorativa e il percorso è quello “necessitato”.

Le prime azioni immediate sul luogo dell’evento

Subito dopo l’infortunio, le priorità sono nell’ordine: salute del lavoratore, messa in sicurezza dell’area, conservazione delle prove. Le azioni operative sono:

  1. Prestare i primi soccorsi e chiamare il 118 se le condizioni lo richiedono (mai sottovalutare lesioni “apparentemente lievi” — distorsioni, colpi alla testa, dolori che possono peggiorare nelle ore successive)
  2. Non spostare il lavoratore in caso di sospette lesioni alla colonna o trauma cranico fino all’arrivo dei soccorsi
  3. Mettere in sicurezza la zona per evitare che altri lavoratori si infortunino o che lo stato dei luoghi sia alterato
  4. Avvisare il datore di lavoro, il preposto o il dirigente più vicino
  5. Avvertire il RSPP e, se presente, il RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza)
  6. Conservare lo stato dei luoghi finché possibile, evitando rimozioni, pulizie o manutenzioni che cancellino le tracce dell’evento
  7. Documentare tutto con fotografie, video e annotazioni scritte (vedi paragrafo dedicato)

⚠️ Errore frequente: minimizzare l’evento sul momento e tornare a lavorare. Molte patologie post-traumatiche (ernie, danni vertebrali, lesioni muscolari, post-traumatic stress disorder) emergono ore o giorni dopo l’evento, ma se non c’è un primo accesso al pronto soccorso o al medico documentato, dimostrare il nesso causale diventa molto più difficile.

Il certificato medico di infortunio

Il primo atto formale dopo l’infortunio è il certificato medico di infortunio. Va richiesto al Pronto Soccorso, al medico di base o al medico competente aziendale, ed è il documento su cui si baserà tutto l’iter successivo.

Cosa deve contenere il certificato

  • Dati anagrafici completi del lavoratore
  • Data, ora e luogo dell’evento
  • Descrizione dettagliata della dinamica riferita dal lavoratore
  • Diagnosi della lesione
  • Prognosi (giorni di astensione dal lavoro previsti)
  • Indicazione se trattasi di infortunio, infortunio in itinere o malattia professionale
  • Eventuali esami strumentali effettuati o prescritti

Il certificato viene trasmesso telematicamente all’INAIL direttamente dal medico certificatore (dal 22 marzo 2016 questo è obbligatorio per legge). Il lavoratore non deve più consegnare materialmente il certificato cartaceo all’azienda: è sufficiente comunicare il numero identificativo del certificato.

Certificati successivi

Se la prognosi iniziale viene prorogata, è necessario richiedere certificati di continuazione al medico curante, anch’essi trasmessi telematicamente all’INAIL. Al termine dell’inabilità va presentato un certificato di chiusura definitiva.

Comunicare l’infortunio al datore di lavoro

L’articolo 52 del DPR 1124/1965 impone al lavoratore l’obbligo di dare immediata notizia dell’infortunio al proprio datore di lavoro. La comunicazione deve avvenire nel più breve tempo possibile e idealmente per iscritto (e-mail, raccomandata, PEC, anche un messaggio WhatsApp può fare prova).

La comunicazione deve contenere almeno:

  • Data e ora dell’evento
  • Luogo preciso dell’accaduto
  • Dinamica dell’infortunio (descrizione di cosa è successo)
  • Tipo di lesione subita
  • Eventuali testimoni presenti
  • Numero del certificato medico

Il lavoratore che non comunica tempestivamente l’infortunio rischia di perdere il diritto all’indennità per i giorni precedenti la comunicazione e di vedersi contestare il nesso causale tra evento ed attività lavorativa.

La denuncia INAIL: chi, come e quando

La denuncia di infortunio all’INAIL è a carico del datore di lavoro, non del lavoratore. Il datore deve trasmettere telematicamente la denuncia entro tempi precisi:

Tipo di evento Termine per la denuncia
Infortunio con prognosi superiore a 3 giorni Entro 2 giorni dalla ricezione del certificato medico
Infortunio mortale o con pericolo di morte Entro 24 ore con comunicazione anche telegrafica
Comunicazione di infortunio (1-2 giorni di prognosi) Entro 48 ore a fini statistici e informativi

Il mancato rispetto dei termini da parte del datore di lavoro comporta sanzioni amministrative da €1.290 a €7.745, oltre a profili di responsabilità in caso di mancato riconoscimento dell’evento.

Cosa fare se il datore di lavoro non denuncia

Capita — più spesso di quanto si pensi — che il datore di lavoro ometta la denuncia o cerchi di derubricare l’evento a “incidente domestico”, “malessere personale” o “caduta accidentale fuori dall’orario di lavoro”. In questi casi il lavoratore può:

  • Procedere autonomamente presso l’INAIL territorialmente competente presentando il certificato medico e una propria denuncia
  • Rivolgersi al patronato per l’assistenza nella pratica
  • Segnalare l’omissione all’Ispettorato del Lavoro e all’INAIL stessa
  • Conservare ogni elemento di prova dell’evento e dell’omissione

Raccogliere prove e testimonianze

Le prime 24 ore sono il momento critico per la raccolta delle prove. Più si attende, più gli elementi si disperdono: i luoghi vengono ripuliti, le attrezzature spostate o riparate, i testimoni dimenticano i dettagli, le immagini delle telecamere vengono sovrascritte.

Cosa documentare immediatamente

  • Fotografie multiple del luogo dell’evento da angolazioni diverse, con dettaglio di attrezzature, sostanze, presidi di sicurezza presenti o assenti
  • Video dell’area, particolarmente utili per ricostruire l’organizzazione dello spazio e le condizioni ambientali
  • Dati delle telecamere di sicurezza (se presenti), richiedendone formalmente la conservazione
  • Dati anagrafici e contatti di tutti i testimoni presenti, anche di colleghi che hanno solo “sentito” o visto le immediate conseguenze
  • Documentazione delle proprie condizioni lavorative: turni, mansioni assegnate, DPI ricevuti, formazione effettuata
  • Annotazione scritta, fatta a mente fresca, della propria versione dei fatti — datata e firmata

Documenti aziendali da richiedere

Il lavoratore ha diritto di accedere, anche tramite il proprio legale o consulente, a documenti aziendali fondamentali per la ricostruzione dell’evento:

  • Il DVR aziendale con specifica della valutazione del rischio relativo alla mansione
  • Il Piano di Emergenza e le procedure operative
  • I libretti d’uso e manutenzione delle attrezzature coinvolte
  • Le schede di sicurezza delle sostanze chimiche
  • Gli attestati di formazione ricevuta (sicurezza generale, specifica, uso DPI, attrezzature)
  • Le registrazioni della sorveglianza sanitaria
  • I verbali di eventuali ispezioni precedenti

I diritti del lavoratore infortunato

Il lavoratore infortunato ha una serie di diritti riconosciuti dalla legge, che si articolano su più livelli di tutela.

Indennità INAIL

  • Indennità giornaliera per inabilità temporanea: 60% della retribuzione media giornaliera dal 4° al 90° giorno, 75% dal 91° giorno fino alla guarigione clinica
  • Indennizzo in capitale per danno biologico permanente compreso tra 6% e 15%
  • Rendita per danno biologico permanente superiore al 16%
  • Rendita ai superstiti in caso di evento mortale
  • Cure mediche, riabilitative e protesiche a carico dell’INAIL

Tutela del posto di lavoro

  • Durante l’inabilità temporanea il lavoratore non può essere licenziato per il solo fatto dell’infortunio
  • Diritto alla conservazione del posto per il periodo di comporto previsto dal CCNL
  • Diritto al reinserimento lavorativo, eventualmente in mansioni compatibili con le residue capacità

Danno differenziale e responsabilità civile del datore

L’indennità INAIL non copre l’intero danno subito. Quando l’infortunio è dovuto a colpa del datore di lavoro (mancato rispetto delle norme di sicurezza), il lavoratore può agire civilmente per ottenere il danno differenziale, ovvero la differenza tra l’intero danno civilistico (biologico, morale, esistenziale, patrimoniale) e quanto già liquidato dall’INAIL.

È in questa fase che diventa fondamentale il supporto di un consulente tecnico specializzato, in grado di redigere perizie tecniche su infortuni sul lavoro che ricostruiscano la dinamica dell’evento e dimostrino le responsabilità tecniche del datore di lavoro.

Gli errori più comuni che pregiudicano i diritti

Negli anni di assistenza tecnica a procedimenti per infortunio, sono ricorrenti alcuni errori che il lavoratore commette nelle prime ore e che poi diventano impossibili da rimediare in sede di giudizio.

1. Non andare al Pronto Soccorso

Cercare di “rimettersi al lavoro” minimizzando il dolore, o rivolgersi al medico solo giorni dopo, indebolisce in modo grave il nesso causale tra evento e lesioni. Anche per traumi apparentemente minori, l’accesso al PS lo stesso giorno dell’evento è il primo elemento di prova.

2. Firmare dichiarazioni aziendali “tranquillizzanti”

Capita che il datore di lavoro faccia firmare al lavoratore dichiarazioni in cui si attribuisce la responsabilità (“è stata mia disattenzione”, “non avevo letto le istruzioni”). Mai firmare nulla a caldo, senza una rilettura serena e — meglio — il parere di un legale o di un consulente.

3. Accettare la ricostruzione “informale” dell’evento

“Era una giornata storta”, “succede a tutti”, “fai attenzione la prossima volta”: queste frasi servono a derubricare l’evento. La ricostruzione tecnica corretta è ben diversa e indaga sulla presenza o assenza di misure di prevenzione, DPI adeguati, formazione effettiva, organizzazione del lavoro.

4. Non conservare le prove fotografiche

Tornare sul luogo dell’incidente settimane dopo per documentarlo è quasi sempre inutile: l’azienda ha già modificato lo stato dei luoghi. Le fotografie scattate immediatamente, anche con un telefono, sono spesso decisive.

5. Affidarsi solo al patronato senza un consulente tecnico

Il patronato è essenziale per la pratica amministrativa INAIL, ma non si occupa di analisi tecnica delle responsabilità del datore di lavoro né del danno differenziale civilistico. Per quelle finalità serve l’integrazione tra avvocato e consulente tecnico.

Quando rivolgersi a un consulente tecnico specializzato

Non tutti gli infortuni richiedono l’intervento di un consulente tecnico. Per eventi minori, con riconoscimento INAIL pacifico e nessuna responsabilità contestata, il patronato è sufficiente. L’apporto del consulente tecnico diventa decisivo nelle situazioni più complesse:

  • Infortuni con postumi permanenti significativi (oltre il 16%)
  • Eventi mortali o con lesioni gravissime
  • Casi in cui l’INAIL rifiuta il riconoscimento dell’evento o lo qualifica come “fuori occasione di lavoro”
  • Situazioni in cui il datore di lavoro contesta la dinamica o la responsabilità
  • Procedimenti penali a carico del datore di lavoro per lesioni colpose o omicidio colposo
  • Cause civili per risarcimento del danno differenziale
  • Malattie professionali con difficoltà di accertamento del nesso causale
  • Casi con possibile concorso di colpa di più soggetti (committenti, appaltatori, fornitori di macchinari)

Il consulente tecnico, anche in qualità di Consulente Tecnico di Parte (CTP), può assistere il lavoratore (o lo studio legale che lo difende) in tutte le fasi: dalla ricostruzione iniziale dell’evento, all’esame della documentazione aziendale, alla redazione di una perizia tecnica di parte, fino alla partecipazione alle operazioni peritali del CTU nominato dal giudice.

Conclusioni

Le prime 24 ore dopo un infortunio sul lavoro sono determinanti. Le azioni svolte — o non svolte — in queste ore condizionano tutto il percorso successivo: il riconoscimento INAIL, l’indennità giornaliera, il danno permanente, la possibilità di ottenere il risarcimento del danno differenziale e di accertare le responsabilità penali del datore di lavoro.

Le cinque azioni essenziali da ricordare sono: accedere al Pronto Soccorso immediatamente, comunicare per iscritto al datore di lavoro, documentare i luoghi e raccogliere testimonianze, conservare ogni documento aziendale rilevante, non firmare dichiarazioni senza prima averle valutate con un professionista. Questo è il minimo indispensabile per tutelare i propri diritti.

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