Antincendio

Estintori in azienda: tipologie, manutenzione obbligatoria e sanzioni

Dott. Luigi Ria · 02 Luglio 2026

Gli estintori sono il presidio antincendio più diffuso e visibile in ogni luogo di lavoro: si trovano negli uffici, nelle officine, nei magazzini, nei ristoranti, nelle scuole. Eppure, dietro la loro apparente semplicità, si nasconde una normativa complessa che molti datori di lavoro affrontano con superficialità. Quante volte ci si è limitati ad appendere un estintore “perché c’era e bastava”, senza chiedersi se fosse della classe giusta, della capacità adeguata, posizionato correttamente, sottoposto alla manutenzione periodica obbligatoria?

In questa guida vengono illustrate le tipologie di estintori disponibili, le classi di fuoco che ciascuna estingue, i criteri per il calcolo del numero corretto in azienda, la manutenzione obbligatoria scandita in quattro fasi e le sanzioni previste per chi non rispetta gli obblighi.

Indice dei contenuti

Le classi di fuoco

Per scegliere l’estintore giusto è indispensabile conoscere le classi di fuoco definite dalla norma UNI EN 2:2005. Ogni classe identifica una specifica tipologia di combustibile e richiede agenti estinguenti diversi.

Classe Tipo di combustibile Esempi
A Solidi che lasciano braci Legno, carta, cartone, tessuti, plastica solida
B Liquidi infiammabili Benzina, gasolio, alcool, vernici, solventi, oli
C Gas infiammabili Metano, GPL, idrogeno, acetilene
D Metalli combustibili Magnesio, sodio, potassio, alluminio in polvere
F Oli e grassi vegetali/animali Olio di cottura, friggitrici, cucine

A queste si aggiunge l’identificazione speciale per il rischio elettrico (impianti e apparecchi sotto tensione): non costituisce una classe di fuoco autonoma — la vecchia "classe E" è stata eliminata dalla UNI EN 2:2005 — ma richiede agenti estinguenti idonei all’impiego su apparecchiature in tensione.

La nuova Classe L: batterie agli ioni di litio

Con la terza edizione della norma internazionale ISO 3941:2026 è stata introdotta la Classe L, dedicata agli incendi che coinvolgono celle e batterie agli ioni di litio (in assenza di litio metallico, che resta in classe D). Si tratta di incendi di natura elettrochimica, profondamente diversi da quelli tradizionali: densità energetica molto elevata, propagazione rapida, fenomeno del thermal runaway e soprattutto rischio di riaccensione anche dopo un apparente spegnimento.

È importante inquadrare correttamente la portata di questa novità. La UNI EN 2 — il riferimento europeo recepito in Italia e richiamato dal DM 2 settembre 2021 — continua a prevedere le sole classi A, B, C, D e F: la Classe L non è (ancora) recepita nella normativa nazionale e non esiste oggi un obbligo di installare "estintori di Classe L" come categoria autonoma. A livello europeo è in sviluppo la bozza di norma prEN 3-11, che definirà prove e marcatura degli estintori portatili idonei agli incendi da batterie al litio.

⚠️ Attenzione: l’obbligo che già esiste è quello di valutare il rischio. Se in azienda sono presenti batterie al litio in ricarica, stoccaggio o uso operativo (muletti elettrici, e-bike, carrelli, gruppi di accumulo, magazzini di dispositivi), lo scenario va considerato specificamente nella valutazione del rischio incendio e nel DVR, con misure coerenti. Va inoltre tenuto presente un limite pratico: polvere e CO₂ possono abbattere la fiamma visibile, ma non raffreddano il pacco batteria, che può quindi riaccendersi.

Tipologie di estintori e quando usarle

In commercio esistono diverse tipologie di estintori, ciascuna adatta a determinate classi di fuoco.

Estintori a polvere

Sono i più diffusi in ambito industriale e commerciale. Esistono in versione polivalente ABC (efficace su solidi, liquidi e gas) e BC (solo liquidi e gas). Vantaggi: ampia versatilità, basso costo, efficacia anche su impianti elettrici fino a 1.000 V. Svantaggi: residui invasivi che danneggiano elettronica e arredi.

Estintori a CO₂ (anidride carbonica)

Indicati per classe B e per rischio elettrico (fino a 1.000 V). Non lasciano residui: ideali in uffici, sale server, laboratori, archivi, locali con elettronica. Svantaggi: efficaci solo in ambienti chiusi (in esterno il gas si disperde), pericolo di soffocamento se utilizzati in spazi confinati senza adeguata ventilazione.

Estintori a schiuma

Efficaci su classi A e B. Particolarmente indicati in ambienti con presenza di liquidi infiammabili (depositi carburanti, officine meccaniche) e negli uffici, perché non danneggiano arredi ed elettronica come la polvere.

Un punto spesso frainteso riguarda l’uso sugli impianti elettrici. Gli estintori a base d’acqua tradizionali non sono impiegabili su apparecchiature in tensione, ma i modelli di nuova generazione che hanno superato la prova dielettrica prevista dalla UNI EN 3-7 sono utilizzabili su apparecchiature elettriche in tensione fino a 1.000 V, mantenendo una distanza minima di 1 metro. Molti di questi modelli sono inoltre omologati anche per la classe F. L’idoneità non è però generalizzabile a tutta la categoria: va sempre verificata sull’etichetta del singolo estintore, che riporta espressamente l’indicazione d’uso oppure, al contrario, il simbolo di divieto d’impiego su apparecchi elettrici.

Estintori specifici per classe F

Sono obbligatori nelle cucine professionali dove si utilizzano friggitrici o cotture con oli e grassi. Contengono agenti estinguenti specifici (sali di potassio in soluzione acquosa) che reagiscono con i grassi formando una schiuma saponificante che isola il combustibile dall’ossigeno. Un estintore generico a polvere o CO₂ usato su un incendio di olio in friggitrice può aggravare la situazione generando schizzi e proiezioni di combustibile incendiato.

Estintori idrici

Efficaci su classe A, con ottimo potere raffreddante; le versioni più recenti ad acqua additivata coprono anche la classe F. Vantaggi: nessuna tossicità, residui facilmente rimovibili. Vale anche per questa categoria quanto detto sopra sugli estintori a schiuma: solo i modelli dielettrici, che hanno superato la relativa prova, sono utilizzabili su apparecchiature in tensione fino a 1.000 V a 1 metro di distanza — gli altri riportano in etichetta il simbolo di divieto.

📌 Regola pratica: la scelta del tipo di estintore non si fa sulla base di “uno è uguale all’altro”, ma in funzione dei combustibili effettivamente presenti nell’area da proteggere e dei rischi specifici dell’attività.

Quanti estintori servono in azienda

Il numero e la capacità degli estintori si determinano sulla base della Valutazione del Rischio Incendio (VRI) elaborata secondo il DM 03/09/2021. I criteri di riferimento integrano la norma UNI 11280 e i parametri stabiliti dal Codice di Prevenzione Incendi (DM 03/08/2015 — “Codice”).

Capacità di estinzione (Rating)

Ogni estintore è marcato con un rating che esprime la capacità di estinzione, espressa con un numero seguito dalla lettera della classe (es. 13A, 21B). Maggiore il numero, maggiore la capacità. I rating più comuni nelle aziende sono:

  • Estintore 13A 89B C: 6 kg di polvere, copertura standard
  • Estintore 21A 113B C: 6 kg di polvere ad alte prestazioni
  • Estintore 34A 144B C: 6 kg specifico per rischi elevati
  • Estintore 5A 113B C: 5 kg di CO₂

Criteri di calcolo

I parametri da considerare sono:

  • Superficie dei locali da proteggere
  • Carico d’incendio specifico (kg/m² equivalenti di legna)
  • Livello di rischio incendio dell’attività (1, 2 o 3 secondo DM 02/09/2021)
  • Compartimentazione dei locali
  • Distanza massima di un punto da raggiungere

La regola generale prevede che nessun punto del piano debba essere a più di 30 metri di percorso da un estintore, riducibili a 20 metri per attività con rischio elevato.

Livello di rischio Capacità minima per 100 m² Distanza max da un estintore
Livello 1 (basso) 13A 89B 30 metri
Livello 2 (medio) 21A 113B 25 metri
Livello 3 (alto) 34A 144B 20 metri

Il calcolo esatto va sempre effettuato all’interno della VRI dell’attività. Per approfondire i livelli di rischio e i corsi necessari, può essere utile la guida sull’addetto antincendio.

Posizionamento corretto degli estintori

Anche l’estintore migliore è inutile se posizionato male. Le regole base di posizionamento sono:

  • Installati a una altezza massima di 1,5 metri dal suolo (al supporto)
  • In posizione visibile e facilmente accessibile
  • Lungo le vie di esodo, in prossimità delle uscite
  • In prossimità delle aree a maggior rischio (cucine, locali tecnici, archivi, depositi)
  • In prossimità di angoli e cambi di direzione dei corridoi
  • Mai dietro a porte, mobili, attrezzature mobili che possano nasconderli
  • Protetti da urti, intemperie, agenti aggressivi (con armadi a parete o cassette se necessario)
  • Identificati con cartello segnaletico conforme UNI EN ISO 7010

La manutenzione obbligatoria in 4 fasi

La manutenzione degli estintori è obbligatoria ai sensi dell’art. 46 del D.Lgs 81/2008 e del DM 1 settembre 2021 ("decreto controlli"). La norma tecnica di riferimento è la UNI 9994-1: attenzione, l’edizione applicabile è quella del 2024, in vigore dal 25 luglio 2024, che ha sostituito la precedente del 2013 modificando in particolare le periodicità di revisione e collaudo. Le fasi sono quattro, ciascuna con periodicità e modalità specifiche.

Fase 1 — Sorveglianza

A carico del datore di lavoro, attraverso il personale designato (in genere gli addetti antincendio). Consiste in un controllo visivo la cui periodicità è definita dalla persona responsabile in funzione del rischio incendio — nella prassi mensile — e che verifica:

  • Presenza dell’estintore nella posizione prevista
  • Accessibilità e visibilità
  • Cartello segnaletico presente e leggibile
  • Sigilli e indicatori di pressione integri
  • Assenza di danni visibili (urti, ammaccature, ossidazioni)
  • Etichetta di manutenzione presente e in corso di validità

Fase 2 — Controllo

Effettuato da personale qualificato (azienda di manutenzione specializzata), con periodicità almeno semestrale. Comprende verifiche più approfondite sulla pressione, stato dell’agente estinguente, integrità di valvola e manichetta. Al termine viene apposto un cartellino di controllo con data.

Fase 3 — Revisione

Operazione approfondita effettuata da personale qualificato in officina, con smontaggio dell’estintore, sostituzione dell’agente estinguente, verifica interna e ricarica. La periodicità varia per tipologia:

Tipologia estintore Periodicità revisione
Polvere Ogni 5 anni (erano 3 con l’edizione 2013)
CO₂ Ogni 5 anni
Idrocarburi alogenati Ogni 6 anni
Base d’acqua (idrici e schiuma) 24, 48 o 60 mesi secondo tipologia e materiali impiegati

Fase 4 — Collaudo

Prova di pressione del serbatoio metallico, effettuata da persona competente. Con la UNI 9994-1:2024 la periodicità è di 10 anni per gli estintori a polvere, a CO₂ e a idrocarburi alogenati (erano 12 anni con l’edizione 2013), mentre per quelli a base d’acqua è di 72 o 120 mesi secondo la tipologia. Al termine del collaudo l’estintore viene contrassegnato con punzonatura che attesta l’avvenuta prova.

📌 Da sapere: le periodicità indicate sono quelle massime previste dalla norma. Il libretto di uso e manutenzione del fabbricante può prescrivere intervalli più brevi e in quel caso prevale. La UNI 9994-1:2024 ha introdotto anche altre novità: nuova terminologia ("prototipo autorizzato"), distinzione tra portatili e carrellati fissata a 20 kg di massa lorda complessiva e obbligo, per l’installatore, di eseguire alla messa in servizio sia il controllo iniziale sia quello periodico. Indicazioni operative dei Vigili del Fuoco nella nota DCPREV n. 14537 del 16/09/2024.

Cartelli, segnaletica e registro

Ogni estintore deve essere accompagnato dalla segnaletica obbligatoria e da una corretta documentazione di gestione.

Segnaletica

  • Cartello di segnalazione rosso quadrato con pittogramma estintore (UNI EN ISO 7010)
  • Posizionato in posizione visibile a distanza, anche da angolazioni diverse
  • Adeguatamente illuminato (anche con illuminazione di emergenza)

Registro dei controlli antincendio

Il datore di lavoro deve tenere un Registro dei controlli periodici (DPR 151/2011, art. 5) in cui annotare:

  • Date e esiti dei controlli mensili di sorveglianza
  • Date dei controlli semestrali da parte del manutentore
  • Verbali di revisione e collaudo
  • Eventuali interventi straordinari e sostituzioni
  • Le esercitazioni antincendio svolte

Il registro va esibito in caso di controllo da parte dei Vigili del Fuoco o degli organi di vigilanza.

Formazione del personale all’uso degli estintori

Avere gli estintori giusti, ben posizionati e manutenuti è inutile se nessuno sa usarli. La formazione pratica degli addetti antincendio prevede esercitazioni con estintori reali, durante le quali viene insegnato:

  • La sequenza corretta di azionamento (estrazione spina, prova, scarica)
  • La tecnica di erogazione (alla base delle fiamme, movimento a ventaglio)
  • La distanza di intervento appropriata (1-2 metri per polvere, 1 metro per CO₂)
  • Quando non intervenire e procedere immediatamente all’evacuazione
  • Il riconoscimento del tipo di estintore corretto per la classe di fuoco

Anche i lavoratori che non sono addetti antincendio dovrebbero ricevere, nella formazione specifica sulla sicurezza, informazioni di base sull’uso degli estintori, sulla loro posizione in azienda e sui rischi connessi al loro uso improprio.

La formazione degli addetti antincendio è disciplinata dal DM 2 settembre 2021 e si articola su tre livelli, in funzione del livello di rischio dell’attività: Livello 1 (4 ore, ex rischio basso), Livello 2 (8 ore, ex rischio medio) e Livello 3 (16 ore, ex rischio alto). È previsto un aggiornamento periodico ogni cinque anni, che deve sempre comprendere le prove pratiche di spegnimento.

Sanzioni per inadempienze

Le violazioni in materia di estintori e presidi antincendio comportano sanzioni significative.

Violazione Sanzione
Mancata installazione di estintori previsti Arresto 2-4 mesi o ammenda da €1.500 a €6.000
Mancata manutenzione periodica Ammenda da €1.500 a €6.000
Mancata tenuta del registro controlli Da €750 a €1.500
Mancata formazione addetti all’uso Arresto 2-4 mesi o ammenda da €1.474 a €6.388
Cartellonistica antincendio assente Da €930 a €5.580

In caso di incendio con conseguenze per persone, la mancanza o l’inefficienza dei presidi antincendio diventa il primo elemento contestato in sede penale al datore di lavoro per i reati di lesioni colpose o omicidio colposo.

Conclusioni

Gli estintori non sono accessori da spuntare in una lista: sono presidi di prima emergenza che fanno la differenza tra un principio d’incendio gestito e una tragedia. La gestione corretta richiede attenzione su quattro fronti: scelta del tipo giusto per i rischi reali dell’attività, quantità adeguata calcolata sulla base della VRI, manutenzione periodica rispettata nelle quattro fasi previste, formazione pratica del personale designato.

Le aziende dovrebbero verificare oggi tre cose semplici: la data dell’ultima revisione sull’etichetta di ciascun estintore, la presenza del registro aggiornato dei controlli, l’effettiva conoscenza da parte degli addetti antincendio del posizionamento e del tipo di estintori presenti. Anche una sola di queste verifiche negativa è il segnale che serve un intervento.

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